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La Scintilla numero 41 del 25 aprile 2020

«Resistenza» e «liberazione» sono due parole su cui si è costruita una teologia destituita di fondamento storico

RESISTERE...ALLA RESISTENZA

La RESISTENZA, quella autentica, oggettiva, andrebbe paradossalmente attribuita ai combattenti fascisti della R.S.I. che, consapevoli dell'imminente sconfitta, andarono ad affrontare forze nemiche soverchianti per numero, armamenti e mezzi, mentre divampava la Guerra Civile col suo carico - che ignorava ogni legge civile e militare - di agguati, eccedi, vendette sugli inermi, stupri, tribunali del popolo, caccia all'uomo, assassinii mirati (da parte comunista) degli esponenti più moderati (i "pontisti", i "pacificatori") del fascismo repubblicano come Ghisellini, Resega, Gentile.

La Domenica del Corriere" : «I "fiori" delle donne di Firenze ai "liberatori". Contro un gruppo di soldati neozelandesi entrato nel suo esercizio, un'ostessa lancia bombe a mano, uccidendo alcuni nemici: essa stessa pagò con la vita la sua eroica azione.

Appelli di partito perché gli italiani intonino Bella Ciao dai balconi di casa; la giustificazione scritta - come a scuola! - per poter permettere di celebrare il 25 aprile in piazza - in momento in cui ci sono restrizioni delle libertà personali per tutti - a quelli che "combattono feroci dittatori e regimi sanguinari"...

Ci sarebbe da ridere di questa farsa, se non avessimo purtroppo a che fare con minoranze fanatiche che continuano a propalare falsità e a seminare odio politico, anche a spese dei contribuenti.

Soggetti abituati a deformare i tratti del nemico fino a negarne la dignità, i diritti civili, l'essere italiani, l'essere uomini.

In questo particolare e drammatico frangente in cui ci sono italiani che non hanno potuto portare l'ultimo saluto ai propri cari, che non hanno potuto celebrare la Pasqua, che non hanno potuto sposarsi, che non hanno potuto veder nascere i propri figli, che non hanno potuto battezzare i figli, vedi poi che ad alcuni è invece concesso quello che ad altri è negato, allora tornano qui attuali le parole di Giorgio Almirante in chiusura di un suo articolo, sul Secolo d'Italia del 24 aprile 1955, dal titolo eloquente "Non è festa. Appello agli Italiani": «(...) La dignità della Patria svilita da mandrie di sciuscià promossi alla vita politica. Insuperbito qualsiasi predone straniero dalla possibilità di manomettere le carni martoriate d'Italia. Quale di tali successi celebrerete domani, "resistenti"? Bando alle ipocrisie: voi vi accingete a celebrare soltanto il vostro personale successo, voi festeggiate l'ambizione per vent'anni repressa e in un decennio scatenata, voi vi compiacete, fino al narcisismo, per il potere politico finalmente conquistato, voi brindate alla poltrona in coppe piene di sangue ITALIANO. E non ci dite che dei Morti avete rispetto. Consentiteci di dirvi che persino dei vostri morti abbiamo più rispetto noi. I morti nostri e vostri vogliono silenzio; vogliono pace. Avete offeso chi, in buona fede, cadde dieci anni fa nelle vostre file, perché - ottimi discepoli di Roosevelt - avete tradito i solenni impegni di allora. Non li offendete ancora. Quel che di spontaneo o di generoso poté esservi dalla vostra parte non merita il postumo oltraggio della celebrazione da parte di Audisio o di Sereni. Tacete, dunque. Domani - LA CARITÀ DI PATRIA COMANDA PIÙ DELLA LEGGE ANTIFASCISTA - non è festa»

Già, perché il 25 aprile, da 75 anni, a questa parte, è una non-festa che divide gli italiani, pretendendo di imporre la presunta superiorità morale, civile ed intellettuale, di chi si professa antifascista, rispetto a tutti gli altri; una non-festa che celebra l'impostura e la deformazione della verità storica della cosiddetta «liberazione», come afferma nel suo libro "La fine di una stagione" (Edizioni Il Mulino) Roberto Vivarelli, volontario quattordicenne nella Repubblica Sociale e poi antifascista liberal- democratico: «(...) su questa impostura si è preteso fondare la nostra repubblica. Si sono chiamati" liberatori" gli Alleati e "invasori" i Tedeschi, dimenticando che i primi sono sbarcati sulle nostre coste con un'azione di guerra, mentre i secondi queste coste le difendevano, accanto alle nostre truppe, come alleati (...)», con buona pace dello storytelling antifascista che vuole i tedeschi «invasori» e gli angloamericani «liberatori» (quando i documenti raccontano inequivocabilmente che fu il Capo del Governo in persona, il Generale Badoglio, a richiedere la presenza dell'alleato tedesco sul suolo italiano). La Festa della Liberazione è la giornata celebrativa di chi da tempo applica la categoria «fascista» a tutto ciò che non è di sinistra, per interessi politici legati al presente: l'antifascismo usato come instrumentum regni.

È una festa partigiana, ergo di parte, di fazione, settaria, non potrà mai quindi essere la "festa di tutti" come invece potrebbero (ancora) essere alcune date legate alla Grande Guerra, come lo fu per esempio il 4 novembre Festa della Vittoria, oggi Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

D'altronde l'unitarietà di questa "festa" nasce già minata alle fondamenta dato che la stessa resistenza era divisa al suo interno da lotte intestine per la supremazia tra comunisti, giellisti, monarchici, democristiani, etc.; unico collante, la lotta al nazifascismo. Il 25 aprile può rappresentare sì "la festa della liberazione", ma solo per i Salvatore Lucania (poi naturalizzato statunitense Charles "Lucky" Luciano), per i mafiosi, che dopo le "amorevoli cure" di quello che Giovanni Falcone definì «l'unico serio tentativo di lotta alla mafia, (fu) quello del prefetto Mori, durante il Fascismo» tornarono a rialzare la testa in Italia con l'arrivo degli americani nella Seconda Guerra Mondiale; proprio quegli americani "liberatori" che considerandoli sicuri antifascisti, li posero a capo delle amministrazioni locali siciliane!

Già, i «liberatori», strana specie questi «liberatori», e strani «alleati» quelli che coi loro bombardamenti terroristici martoriavano la popolazione che dovevano liberare. Per farsi un'idea di quanto premesse agli angloamericani il "liberarci", si consideri che l'Italia fu bombardata per un solo mese in meno rispetto alla Germania; morirono sotto i bombardamenti tanti italiani quanti inglesi a causa degli attacchi aerei tedeschi sulla Gran Bretagna; su Roma furono sganciate più tonnellate di esplosivo che su tutte le città britanniche messe insieme; il numero delle vittime  italiane sotto i bombardamenti «alleati» oscilla tra le 60mila (secondo lo storico britannico Richard Overy, autore della monumentale opera "Bombing War Europe 1939-1945") - cifra confermata sostanzialmente (62mila) anche dalla ricerca dell'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito - alle 70mila secondo una stima Istat, con storici che arrivano ad ipotizzare anche cifre ben superiori (80 e 100mila).

Nonostante quanto fin qui riportato. la giornata del 25 aprile non è comunque giorno da buttare solo perché qualcuno crede di poterla occupare e monopolizzare per fini ideologici. Se siete veneti, regalate un bocciolo di rosa rossa alla vostra amata per la "Festa del bocolo" e festeggiate il patrono di Venezia e del Veneto, San Marco Evangelista, ricordate il compleanno di un grande italiano, Gugliemo Marconi, altrimenti leggetevi un buon libro di autentica resistenza, come "I FRANCHI TIRATORI DI MUSSOLINI" di Luca Tadolini o "FASCISTA DA MORIRE" di Mario Bernardi Guardi, sono tutte scelte d'amore per la nostra terra e per la nostra gente! 

Luca Zampini



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Due libri consigliati sul tema: 

   

La Scintilla numero 40 del 10 aprile 2020

La causa sono le accise ovvero le imposte dirette sul carburante per finanziare situazioni emergenziali.

CALA IL PETROLIO MA NON LA BENZINA

Per ogni 100 euro di benzina che il cittadino paga, 70 euro vanno allo stato e 30 euro per la materia prima 

Ci troviamo in uno dei momenti storici più incisivi degli ultimi 70 anni. La pandemia che porta il nome di COVID-19 imperversa ormai in ogni angolo del globo colpendo in particolar modo le economie più ricche e produttive da oriente ad occidente. È naturale che in un contesto simile, nel quale assistiamo ad una brusca ed improvvisa frenata dell'economia mondiale, il prezzo del petrolio sia in forte ribasso. Nella giornata del 3 aprile 2020, il petrolio è scambiato a poco più di 26 dollari al barile; per ritrovare un valore così basso dobbiamo ritornare alla famigerata data dell'11 settembre 2001. Come si sa l'oro nero rappresenta una delle materie prime più importanti per l'economia globale, l'andamento del suo prezzo determina notevoli conseguenze sull'economia reale di tutte le nazioni industrializzate. Esso di fatto risulta essere una delle più importanti variabili macroeconomiche, ed essendo per sua natura esogeno, non può essere determinato dagli schemi di politica economica della quasi totalità delle nazioni sovrane. Arriviamo dunque a considerare la situazione nazionale, cosa comporta per noi questo calo del prezzo del petrolio? Beh, una delle più logiche conseguenze dovrebbe essere una drastica riduzione del prezzo della benzina, ma l'esperienza insegna che la realtà spesso si discosta della teoria.

Anche in questi giorni fermandosi in una qualsiasi stazione di rifornimento troviamo prezzi aggirarsi intorno ad €1,5/l o €1,4/l per la benzina senza piombo e €1,3/l o €1,2/l per il diesel; sostanzialmente allo stesso prezzo di qualche mese fa o, con un pizzico di fortuna, leggermente più basso. Come si spiega questo fenomeno? Perché nonostante un crollo del prezzo del greggio il prezzo del pieno alla macchina rimane comunque così salato?

Dunque, bisogna innanzitutto sapere che il costo della materia prima influisce solamente per una piccola parte al costo finale del carburante, in particolar modo quando parliamo della benzina. È possibile infatti scomporre il prezzo della benzina in tre componenti. Come già detto, la materia prima influisce solamente per circa il 30% sul prezzo finale, poi vi è l'IVA (imposta sul valore aggiunto) che come si sa ad oggi raggiunge un'aliquota del 22%, ed infine arriviamo alle famose accise sul carburante, che nel caso della benzina, rappresentano il restante 48% del prezzo finale. A conti fatti quindi per ogni 100 euro di benzina che paga il cittadino, 70 euro vanno allo stato (22 di IVA e 48 di accise) e i restanti 30 servono a pagare la materia prima e far guadagnare, legittimamente, le pompe di benzina che comunque sostengono delle spese di trasporto, manutenzione delle pompe, personale, impianti, ecc. Ed ecco spiegato il motivo per il quale anche se domattina il petrolio dovesse raggiungere il prezzo di cinque dollari al barile, sostanzialmente per il comune cittadino italiano non cambierebbe pressoché nulla e senza aprire il giornale probabilmente nemmeno se ne renderebbe conto. Secondo la graduatoria del Global Petrol Prices (aggiornata al 19 marzo 2018), l'Italia è il quinto Paese più caro al mondo dove fare un pieno alla propria auto. Le prime quattro posizioni sono occupate, in ordine crescente, da Monaco, Hong Kong, Norvegia e Islanda, tutte nazioni nelle quali il Pil pro-capite ed il potere d'acquisto dei cittadini sono nettamente superiori a quelli italiani. Ma da dove derivano queste famose accise?

Le accise sono imposte dirette sul carburante che vengono stabilite dal governo principalmente per finanziare situazioni emergenziali, come guerre o disastri ambientali; o almeno questo è quello che avveniva nel passato. Nel 2018, durante la campagna elettorale, Matteo Salvini affermava di voler togliere almeno le 7 accise più anacronistiche, portando così ad una riduzione di almeno 10 centesimi sul litro di benzina. Le accise in questione erano queste:

  • accisa di 0,000981 euro al litro: finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
  • accisa di 0,00723 euro al litro: finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • accisa di 0,00516 euro al litro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • accisa di 0,00516 euro al litro: ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
  • accisa di 0,00516 euro al litro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • accisa di 0,0511 euro al litro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • accisa di 0,0387 euro al litro: ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
  • accisa di 0,106 euro al litro: finanziamento della guerra del Libano del 1983;

Tuttavia, pur essendo il concetto giusto, il ragionamento parte da un'assunzione errata. Infatti, non possiamo più parlare di tante accise separate adibite a finanziare singole iniziative, ma bensì di un'accisa unica che entra direttamente nelle casse dello stato senza scopi specifici. Per un decreto legislativo del 1995 infatti, l'accisa sul carburante è definita in modo unitario e il gettito che ne deriva non finanzia il bilancio statale in specifiche attività, ma nel suo complesso. Se volessimo quantificare il gettito fiscale dell'accisa, potremmo tranquillamente dire che si aggira su cifre ampiamente superiori ai 7 miliardi di euro.

Questo errore grossolano di Matto Salvini è confermato anche dal fatto che la prima di quelle famose 7 accise da lui menzionate in un video diventato virale, trattasi dell'accisa per finanziare la guerra in Etiopia. Essa fu istituita nel 1935 e in seguito fu abolita con un RDL (regio decreto legislativo) risalente all'anno successivo, quando ormai la guerra era già stata conclusa vittoriosamente sotto il governo Mussolini.

Ma al di là di questi errori grossolani, Salvini poi al governo c'è stato davvero.

Avrà mantenuto le promesse?

Ovviamente no. La speranza è quella che, una volta superata l'emergenza coronavirus e una volta fatta ripartire l'economia del paese, si possa finalmente tagliare questa accisa per poter meglio favorire i trasporti ed aiutare a diminuire i costi per le piccole e medie imprese. Chissà che una buona volta la pressione fiscale diminuisca davvero, anche tagliando quelle tasse che sono meno visibili agli occhi dei contribuenti ma che in realtà gravano notevolmente sulla vita di tutti i cittadini.

Marco Massarini

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La Scintilla numero 39 del 27 marzo 2020

Dalle prime modifiche del1968 ai tagli della spending review del Governo Monti ai successivi tagli regionali

REGRESSIONE E COLLASSO DELLA SANITÀ ITALIANA

Già nel gennaio del 2018 la sanità lombarda ebbe grosse difficoltà di posti in terapia intensiva causati dall'influenza stagionale

Consapevoli che in tempo di emergenze non si può ragionare per singole individualità, vogliamo però qui rifuggire sia alla tentazione tanto diffusa del "dagli all'untore" (rivesta esso i panni di chi esercita in solitaria attività fisica all'aperto o di chi abbia necessità di fare quattro passi), sia alla correlata libido autoritaria, aspetti questi che spostano l'attenzione dalle colossali inefficienze, dai ritardi, dalle esitazioni fatali, dalle leggerezze, dalle preclusioni ideologiche che hanno contraddistinto l'operato governativo che nelle settimane precedenti hanno trascinato l'Italia in una crisi drammatica.

Per questo vogliamo invece qui concentrarci sulle evidenti inadeguatezze dell'odierno Servizio Sanitario Nazionale di fronte a situazioni come quelle determinate dal cosiddetto Coronavirus o Covid-19.

Lo facciamo disobbedendo ai vomitevoli richiami alla "responsabilità" lanciati proprio dai pulpiti politici (?) dei RESPONSABILI dell'attuale spolpato servizio sanitario nel suo insieme; SSN di cui non disconosciamo certo eccellenze e qualità specialistiche, così come non possiamo che rendere onore al merito dei tanti operatori del settore medico e paramedico lasciati soli con la loro abnegazione e il loro eroismo a combattere al fronte senza armi ed equipaggiamento (comunicazione contraddittoria, drammatica carenza di respiratori, di posti letto in terapia intensiva, di Dpi, etc.), da "generali" sciagurati e imboscati, per usare una metafora militare.

Basterebbe leggere la lettera spedita dai medici dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo al New England Journal of Medicine di cui qui riportiamo alcuni stralci. "La situazione è così grave che siamo costretti a operare ben al di sotto dei nostri standard di cura. I tempi di attesa per un posto in terapia intensiva durano ore"; e ancora "nelle zone circostanti la situazione è anche peggiore. Gli ospedali sono sovraffollati e prossimi al collasso, e mancano le medicazioni, i ventilatori meccanici, l'ossigeno e le mascherine e le tute protettive per il personale sanitario. I pazienti giacciono su materassi appoggiati sul pavimento. Il sistema sanitario fatica a fornire i servizi essenziali come l'ostetricia, mentre i cimiteri sono saturi il che crea un ulteriore problema di salute pubblica. Il personale sanitario è abbandonato a se stesso mentre tenta di mantenere gli ospedali in funzione. Fuori dagli ospedali, le comunità sono parimenti abbandonate, i programmi di vaccinazione sono sospesi e la situazione nelle prigioni sta diventando esplosiva a causa della mancanza di qualsiasi distanziamento sociale".

Ma come è stato possibile arrivare a questo punto?

La sanità italiana di oggi è figlia della deregulation (il "mitico" processo di snellimento nell'interesse pubblico!!!) di fine anni Settanta inizio anni Ottanta, nella forma famelica e dissennata del liberalismo anglosassone che ha infettato - come un virus - l'intero Occidente, anche se in realtà bisognerebbe risalire alle prime modifiche della gestione degli ospedali e dei servizi di assistenza datata 1968, con la legge n. 132 del 12 febbraio (cosiddetta "legge Mariotti", dal nome del ministro socialista Luigi Mariotti), dove gli ospedali furono «affrancati dal loro tradizionale ancoraggio alla sfera dell'assistenza» e trasformati in «aziende di cura» (qualcuno ricorderà la magistrale interpretazione di Alberto Sordi nel film "Il medico della Mutua" realizzato proprio in quegli anni).

Di lì in poi vi fu tutta una serie di passaggi significativi animati in teoria da roboanti intenti migliorativi (estensione della copertura sanitaria, efficientismo, razionalizzazione) ma che purtroppo non sempre si dimostrarono tali, anzi, con gli sperperi che si andavano via via sommando alle inefficienze, gli eccessi ai disservizi, il clientelismo alla lottizzazione partitocratica e alla moltiplicazione dei centri di spesa:

- la nascita del Servizio Sanitario Nazionale - e con esso le Unità Sanitarie Locali (USL) gestite dai Comuni - con la legge 23 dicembre 1978, n. 833 con decorrenza dal 1º luglio 1980 (durante l'allora "governo Andreotti IV" su proposta del Ministro della Sanità Tina Anselmi, era l'epoca del compromesso storico Dc-Pci...); riforma rimasta ben al di qua degli intenti che l'avevano ispirata: «lo Stato non adottò i provvedimenti programmatori di sua competenza e le Regioni, la cui legge fu approvata pochi giorni dopo quella ospedaliera, non potevano ancora esprimere una capacità di governo adeguata a un'attività di programmazione».

- l'istituzione del ticket - in barba al principio costituzionale del "diritto alla salute" - introdotto dal Governo De Mita con il decreto legge 23 marzo 1989, 89 convertito con modificazione dalla legge 27 aprile 1989, n. 154;

- la trasformazione delle Unità Sanitarie Locali (create nel '78) in Aziende Sanitarie Locali col d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502; ASL dotate di autonomia e svincolate da un'organizzazione centrale a livello nazionale, poiché dipendenti dalle regioni italiane;

- l'affidamento alla presunta superiorità tecnico-gestionale dei manager di fine anni Novanta (allora Ministro della Sanità Rosy Bindi, "Governo Prodi");

- i "Patti per la Salute" (accordi finanziari e programmatici tra Governo e Regioni, da rinnovare ogni tre anni in sede di Conferenza Stato-Regioni) di inizio anni Duemila (secondo "governo Amato"), le cui apparenti buone intenzioni sono spesso costrette nei margini stretti di manovre economiche che hanno eroso la disponibilità di risorse su cui contare;

- i tagli (quasi 7 miliardi) della cosiddetta spending review (revisione della spesa pubblica) del grigio tecnocrate Mario Monti e del suo governo (dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013);

- i successivi ulteriori tagli da parte dei governatori una volta scattati i piani di rientro per le Regioni, con l'aumento dei ticket e la diminuzione dei posti letto a 3,2 per 1.000 abitanti (contro una media europea di 5); liste d'attesa rimaste lunghissime e livelli minimi di assistenza divenuti una chimera al Sud.

Queste sono solo alcune delle tappe significative e degli esempi lungo la strada del continuo dissanguamento del Servizio Sanitario Nazionale (ma si può ancora definirlo tale, dopo il D.Lgs. n.517/1993, da quando la sanità è materia regionale e le Regioni decidono in modo del tutto autonomo il sistema sanitario, la governance e tutte le regole di funzionamento? Non esiste da oltre due decenni una Regione con un sistema uguale a quello di un'altra, con una sanità di serie A e una di serie B...).

Ma proseguiamo con altri dati emblematici.

Nel decennio 2010-2019 tra tagli e definanziamenti al SSN sono stati sottratti circa € 37 miliardi e il fabbisogno sanitario nazionale (FSN) è aumentato di soli € 8,8 miliardi. Tutti i governi hanno contribuito al progressivo indebolimento della più grande opera pubblica mai costruita.

Anche prima, comunque, non si è brillati per lungimiranza: nel 2008 il passivo del SSN sfiorava i 10 miliardi a fronte di una qualità di servizi prestati ben lontana dai livelli di efficienza che tale deficit avrebbe dovuto giustificare.

In nome del risanamento dei bilanci locali e delle aziende sanitarie sono scattati i piani di rientro per le Regioni con uno squilibrio nella sanità superiore al 5% del finanziamento complessivo.

Alcuni dati ufficiali ci dicono che nel 2017 l'assistenza ospedaliera si era avvalsa di 1.000 istituti di cura, dieci anni prima erano 1.197, mentre nel 1998 erano 1.381.

Per quanto riguarda la disponibilità di posti letto, nell'Ue l'Italia è al quint'ultimo posto (se vogliamo prendere ancora in considerazione l'Inghilterra, altrimenti occupiamo addirittura il quart'ultimo posto). Se andiamo a vedere la classifica siamo al 23° posto sia come posti letto pro capite sia come posti letto pro capite per terapia intensiva, dopo di noi solo Spagna (quella che non a caso nel momento in cui scriviamo sta incalzando l'Italia per numero di pazienti deceduti), Danimarca e Svezia; al primo posto invece la Germania (non a caso quella che per prima, nel momento in cui scriviamo, ha iniziato ad ospitare nostri malati di Covid-19). Si noti che tutti i Paesi provenienti dall'ex blocco comunista (in parte anche la Germania se pensiamo alla parentesi DDR) sono messi meglio di noi, e questo dovrebbe dirla lunga sulle "qualità" del liberalismo sotto il profilo del sistema di assistenza sanitaria...

Se pensiamo che l'Italia, la terza economia europea, ma anche il primo Paese al mondo come tasso di anzianità della popolazione, ha tagliato fino ad occupare la 23ª posizione per posti letto, mentre gli altri non lo hanno fatto (nelle medesime proporzioni), risulta inutile, fuorviante e alibistico prendersela con la Ue ma dobbiamo invece prendercela con noi stessi. Per rendere meglio l'idea, in Italia abbiamo 2,6 posti letto ogni mille abitanti, mentre la media per l'Unione Europea è 3,7; abbiamo lo stesso numero di posti letto della Romania che però ha un terzo della nostra popolazione e ha un rapporto di 6,1 posti letto per mille abitanti. Come abbiamo scritto in apertura di questo articolo, non si discute la nostra qualità a livello sanitario (che sicuramente ci aiuta a sopperire alle mancanze), ma si tratta di numeri significativi che mettono a nudo il re.

Non è un caso - e non ci stupisce - se già nel gennaio del 2018 la sanità lombarda aveva registrato grossissime difficoltà proprio sul fronte della carenza di posti in terapia intensiva a causa dell'influenza, come riporta un articolo del Corriere della Sera: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_10/milano-terapie-intensive-collasso-l-influenza-gia-48-malati-gravi-molte-operazioni-rinviate-c9dc43a6-f5d1-11e7-9b06-fe054c3be5b2.shtml

La politica dei tagli alla Sanità e della riduzione del numero di ospedali è una tendenza più marcatamente in atto da almeno 25 anni (grosso modo dall'avvento della cosiddetta Seconda Repubblica), da ben prima quindi che scoppiasse la crisi economica nel 2008 e, quel che è peggio, non è coincisa con una riduzione della spesa sanitaria.

E le cose non vanno meglio sul fronte del personale, dove i sindacati denunciano ad oggi, una carenza di 46mila operatori, 8mila dei quali medici.

Un altro nervo scoperto è quello dell'assistenza alle persone non autosufficienti, ai malati, ai disabili e alle loro famiglie. Tanto per citare un esempio senza tanti giri di parole, la Regione Lazio, a guida Zingaretti - sì, quello del "Parola d'ordine: normalità", del "Non c'è la crisi" e dell'aperitivo sui Navigli a Milano - , ha tagliato il sussidio di 700 euro a circa 800 disabili gravissimi (basti pensare che un malato di SLA deve affrontare una spesa mensile che si aggira intorno ai 3.000€...), rendendo ancora più stringenti i requisiti per ottenerli; quella stessa Regione Lazio a guida Zingaretti che ha anche cassato 3.600 posti letto e chiuso diversi ospedali. Emblematico il caso del Forlanini, che negli anni Trenta era la più grande struttura ospedaliera d'Europa, passato da fiore all'occhiello della sanità laziale a struttura dismessa rifugio per sbandati, tossicodipendenti e senzatetto, che la Giunta Zingaretti valuta di trasformare nel quartier generale di agenzie delle Nazioni Unite come il World Food Program e l'Ifad, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo.

Saranno i bilanci sempre più magri, saranno le dinamiche politiche che spingono a privilegiare una spesa rispetto ad un'altra, ma più passano gli anni, più le persone si trovano sole ad affrontare le necessità, le emergenze, i disagi e le spese necessarie per vivere con dignità, nonostante le difficoltà.

Intanto in questi giorni molte persone, associazioni, singoli imprenditori, la Protezione Civile e tante altre realtà del territorio stanno contribuendo a raccogliere fondi per i nostri ospedali in cui il personale è duramente impegnato nel combattere il Coronavirus. Tanta, tanta solidarietà e altrettanta voglia di non arrendersi ad un destino apparso sotto forma di tagli di bilancio che vanno ad aggravare una condizione già difficile, fino a renderla miserabile.

È evidente che la nostra sanità deve essere ripensata. E dovrà essere ripensata anche strutturalmente e strategicamente alla luce delle minacce che sempre più frequentemente si presentano. Ma per far questo servirà probabilmente una nuova classe dirigente, vaccinata dal clientelismo, dalla partitocrazia, dal presunto efficientismo liberista e dal pensiero unico "no borders".

Luca Zampini -Responsabile provinciale di Verona, Progetto Nazionale

Mattia Lorenzetti - Progetto Nazionale Circolo di Legnago (VR) 

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La Scintilla numero 38 del 13 marzo 2020

Dopo aver fatto lo sgambetto all'Italia, Christine Lagarde ha messo in difficoltà l'euro

EMERGENZA VIRUS MA DALL'UE VUOTO TOTALE

Ci siamo trovati catapultati in una situazione di crisi sanitaria ed economica, che non si vedeva da secoli

Una conferenza stampa alla volta, l'Italia sta affrontando in criminoso ritardo il coronavirus, rincorrendolo. La confusione è alimentata dalla carente informazione e dalla competizione politica, assolutamente fuori posto. A futura memoria: Decreti pasticcio e male spiegati: "tutti in casa, ma non tutti", panettieri e supermercati aperti, finché ce n'è!, poi - ... ma non si deve dire -, anche le merci scarseggeranno (?); "sanzioni penali" non spiegate ai cittadini; "misure di sostegno economico" per le famiglie, per chi è costretto a non lavorare, che non si sa quando saranno annunciate e cosa sosterranno; contrattazioni in borsa non sospese al ribasso, con perdite del 25%. A livello Unione europea, vuoto totale. Una sola minaccia, il virus e 27+1 contromisure diverse per gli stati europei; una per ciascuna delle 20 regioni italiane. Infine, zona rossa per tutta l'Italia. Tardi, ma necessario. Ma in Ue? Significa che domani noi guariremo e gli altri ci impesteranno, punto e d'accapo. L'Ue promette di restituirci 25 miliardi, quando e in che reale misura, non si sa. E la BCE?

La nuova presidente della BCE, la francese Christine Lagarde, ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale, alla sua prima uscita, anziché tranquillizzare i mercati, ha dichiarato "Non siamo qui (la Banca Centrale Europea) per chiudere gli spread (la forbice fra BTP italiani e Bund tedeschi), ci sono altri strumenti e altri attori per gestire quelle questioni". Immediatamente lo spread è salito di 50 punti a danno del BTP, e la Borsa di Milano è crollata del -17%.

La Signora Lagarde ha demolito la sua credibilità. Seguendo i suggerimenti improvvidi della sua collaboratrice tedesca Schnabel, ha dichiarato al mondo che la BCE parla tedesco. Se volevano tagliarci le gambe, dicendo ai mercati che la BCE non avrebbe acquistato i titoli italiani (OMT), hanno fatto impennare gli spread di Spagna, Portogallo, Irlanda, Francia (crollo a -16 della borsa francese) e i "mercati" ne hanno preso atto. Ma vorrei capire il perché dell'influenza tedesca sulla BCE, a questo livello e perché non deve "chiudere gli spread".

Ci siamo trovati catapultati in una situazione di crisi sanitaria ed economica, che non si vedeva da secoli e la domanda di liquidità è abnorme e, senza sovranità monetaria, non può essere soddisfatta da nessun altro soggetto economico che non sia la BCE. In questo frangente, la Banca d'Italia avrebbe svolto il ruolo di prestatore di ultima istanza, aprendo la borsa dei crediti; perché non dovrebbe farlo la BCE, come faceva Draghi?

Dopo aver fatto lo sgambetto all'Italia, Lagarde ha messo in difficoltà l'euro. Un colpo che potrebbe risultare fatale anche per lei. È stato un attacco all'euro? e quanto c'entra Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank?

Dopo queste attenzioni della BCE, il messaggio, in italiano, della Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen all'Italia: "Non siete soli. In Europa siamo tutti italiani, vi sosterremo", ha addolcito le reazioni in Italia.

Mattarella senza nominarla, ha diramato un delicato rimprovero:

L'Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell'unione europea.

Si attende quindi, a buon diritto, quantomeno nel comune interesse iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l'azione."

Non ci illudiamo, né delle parole della presidente Von Der Leyen, né delle scuse della Lagarde, né del rimprovero del presidente Mattarella. Contano i fatti di questo presidente della Repubblica e della governance dell'Unione europea- non chiamiamola Europa, che è altra cosa -. Conta che, fino ad oggi, il loro must è stato per noi "servire Bruxelles e Berlino fino all'ultimo italiano".

SALVIAMO IL NOSTRO ESSERE ITALIANI

Siamo naufraghi sulle scialuppe davanti al nemico, sottovalutato prima, sopravvalutato, poi, sicuramente mal coordinato e, infine, usato vergognosamente come palcoscenico. Stiamo assistendo a una esibizione di bravura del presidente del Consiglio, che oggi cavalca l'emergenza sanitaria che ieri aveva deriso, di più, privando del merito i medici di un ospedale che, "forzando" i protocolli, avevano scoperto l'infezione; anzi, esponendoli ed esponendoci al ludibrio del mondo intero. Il presidente del Consiglio non cessa di richiamare su di se l'attenzione attraverso i media, ponendosi al di sopra della democrazia rispetto alle minoranze - che minoranze non sono più -, al di sopra dei tecnici ufficiali e dei governatori delle regioni. Gli italiani hanno subito la confusione iniziale, l'uso politico di una emergenza sanitaria nazionale da parte del governo, la corsa ai ripari dell'allarmismo e, ora, questo sfoggio pesante di bravura da parte di chi ha seminato confusione, lasciato entrare il virus nelle nostre città con misure sbagliate di contenimento e la cui sola voce alimenta la mia e non solo mia preoccupazione. Voglio motivare questa sfiducia: La Germania per il Coronavirus investe 53 miliardi, l'Italia 4. Non solo, fondi dimezzati alla sanità, perché spesi per i migranti-clandestini. 

C'è un'altra figura che dovrebbe interrogarsi sulle sue responsabilità per questa ferita della cittadinanza ed è il Capo dello Stato, che, per ben due volte, ha confidato in questo, fino a ieri, sconosciuto e che, oggi, dopo questa ennesima prova di incapacità, ci arringa, finalmente, invitandoci a seguire le direttive del Governo. Vorremmo, invece, ascoltare una voce autorevole, responsabile della sanità ed una sola e, dal Governo, sentire annunciare l'intervento concreto, forte e immediato dello Stato nelle politiche fiscali e monetarie straordinarie a favore di una sanità da ripensare, da preparare al peggio, a favore di tutti: famiglie, lavoratori, imprese e, per favore, non soltanto a favore dei reclusi della zona rossa e senza attendere le mance dell'Unione europea. Gli strumenti li conosciamo, ma conosciamo anche chi e come occupa gli scranni (. Avremo tempo per giudicare la falla istituzionale. Siamo, infatti, di fronte ad una emergenza sanitaria e ad una emergenza economica e non ci è dato di fare previsioni né per l'una né per l'altra. Ma c'è di più. Stiamo assistendo allo stravolgimento della identità cristiana e questa epidemia viene già trattata con le logiche di una umanità serva dei farisei. Inoltre, non è stata e non viene soltanto strumentalizzata, per consentire agli stolti di riassestarsi sulla ribalta e, da lì, tornare a pontificare. Mi appello alle donne, simbolo della mia libertà, madri del mio futuro: Salviamo il nostro essere italiani!

Lascio le vergogne di questo inizio tragico del 2020, tragico per i morti che, perché anziani, dovevano morire e tragico per gli imprenditori, che potevano essere sostenuti con ben altre misure. Non sono un accusatore per principio, ma penso al manifatturiero. Vi domando: In cosa differisce l'epidemia da una emergenza nucleare? Abbiamo o non abbiamo Forze Armate equipaggiate e addestrate per operare in zone contaminate? Qualcuno ha preso in considerazione di alimentare, ove possibile, la catena produttiva del Lombardo-Veneto, affinché sopravvivesse? Dopo l'indegno sputtanamento della "falla" nel nostro sistema sanitario, che ha fatto il gito del mondo; dopo la chiusura o la quarantena imposta alle nostre merci, ai nostri prodotti, a chi proviene dall'Italia, queste domande possono apparire oziose. Il Governo calca la scena con un provvedimento alla volta, preso in meschina solitudine, dopo ipocriti inviti alla cooperazione. Si riempie la bocca di paroloni, si auto incensa e non affronta il toro per le corna. Alle 18 della sera prima, l'annuncio della chiusura delle scuole in tutta Italia, pone un termine alla data del 15 Marzo. Guardate bene e diffidate. La pandemia verrà dichiarata dall'OMS solo dopo il 15 Marzo e questo perché nel 2017 la Banca Mondiale, d'accordo con l'OMS, lanciò un'obbligazione da 490 milioni di euro legata alle pandemie, con scadenza 15 marzo 2020. Loro salvano così i loro titoli e, solo poi, fregheranno a noi. Conte lo sa e non lo dice, ma si parla di aprile e gli espertucoli annunciano che il virus soffre il caldo. Quindi, giugno? Esami orali o via internet? Si annuncia il sei politico? Vuoi vedere che arriva Rosseau? Ci sono alcune cose che farò, comunque: Continuerò con gli amici e con le giuste precauzioni, a frequentare i commercianti di prodotti italiani, i ristoranti, gli esercizi pubblici, anche se lo spritz nella plastica fa schifo e, visto che il virus non sopporta l'alcool, questa sera Vi darò la buonanotte con una grappa lombardo-veneta

Mario Donnini

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La Scintilla numero 37 del 28 febbraio 2020

Gabriele Adinolfi ha redatto in un libro la mappa storica, ideologica, psicologica e geografica del terrorismo e dello stragismo

BOLOGNA: 

STRAGE SENZA UNA FINE

Secondo l'autore del libro "Orchestra Rossa" si trattò, probabilmente, di una vendetta trasversale contro l'Italia che sosteneva il riarmo nucleare di Saddam Hussein

Sulla strage di Bologna, quarant'anni più tardi, ho l'impressione che non si voglia ancora dire la verità.

La recente condanna di Gilberto Cavallini è inquietante, ma forse ancor più lo è la pretesa di perseguire i mandanti e gli inquinatori, identificati dalla Procura intorno a Licio Gelli nell'alveo del cosiddetto "Supersismi", ovvero tra i capi dei servizi segreti definiti deviati. Il problema è che tra i mandanti e i depistatori mancano tutti, dicasi tutti, i depistatori colti con le mani nel sacco. Strano modo di ricercare la verità!

Si tratta dei dirigenti del Sismi Musumeci, Belmonte e Santovito che costruirono il depistaggio "terrore sui treni", con tanto di esplosivo e mitra. Costoro, tutti pidduisti, furono condannati per quel depistaggio, organizzato insieme ad altri compari, alcuni dirigenti di servizi non italiani, ordito...tre settimane prima della strage. Che preveggenza!

Con la medesima preveggenza il capo dell'Ucigos (il corpo speciale creato nel 1977), De Francisci, lanciò una pista alternativa, quella palestinese, sempre tre settimane prima della strage alla stazione. Oltre a costoro, nella lista degli indagati manca anche il primo accusatore dei fascisti, Russomanno, un dirigente del Sisde (il servizio d'intelligence del ministero dell'interno) che all'epoca del depistaggio si trovava in carcere per favoreggiamento delle Brigate Rosse. E non c'è neppure il capitano dei Carabinieri Pandolfi che restituì il passaporto smarrito sul luogo dell'attentato a un militante di Barbagia Rossa e, in seguito, arruolò un certo Ciolini in una prigione svizzera per operare un altro depistaggio decisivo.

Se si sorvola su tutto questo mentre si pretende di voler perseguire i mandanti della strage qualcosa proprio non va!

Noto inoltre che si continuano a ignorare i risultati delle recenti perizie che ci permettono di riconoscere la tecnica usata per l'attentato, molto simile a quella utilizzata in altri scenari da una certa ultrasinistra.

Si finge persino di non accorgersi che le vittime non furono 85 ma 86 o addirittura 87 e che tra queste si trovavano verosimilmente un paio di trasportatori dell'esplosivo, che con tutta probabilità avrebbe dovuto proseguire per la Puglia, obiettivo dell'azione brigatista.

Pur di tener nascosto tutto questo, già il 2 agosto 1980 venne immediatamente inquinato lo scenario della strage e partirono diversi depistaggi: io personalmente ne fui l'oggetto per ben tre volte. E ancora oggi non si vogliono considerare le presenze in loco, ormai acclarate, di alcuni personaggi italiani e tedeschi orbitanti nell'area della lotta armata rossa.

Perché tanta caparbietà nel coprire ulteriormente delle persone che appartenevano a strutture sconfitte dalla storia? Perché la verità su Bologna non può essere raccontata in quanto si trattò probabilmente di una vendetta trasversale contro l'Italia che sosteneva il riarmo nucleare di Saddam in Iraq e perché i terroristi vennero fatti saltare in aria da presunto fuoco amico durante la consegna delle valigie, con piena consapevolezza da parte delle nostre "barbe finte".

Troppo imbarazzante sarebbe ammettere il ruolo dei nostri servizi segreti così come quello di certi nostri "alleati". Né è facile riconoscere la composizione del terrorismo internazionale, tale quale realmente fu, sulla trama della rete partigiana attiva fin dai tempi della Guerra di Spagna e che mostra delle collaborazioni spregiudicate agli alti livelli.

Si consideri che la colonna rossa presente quel 2 agosto a Bologna era legata alla Stasi della Germania comunista e al Superclan brigatista operante da Parigi ed aveva delle relazioni preferenziali con diversi servizi occidentali e in particolare con il Mossad israeliano e con il nostro "Supersismi".

Possiamo dedurne che non si voglia sollevare il lenzuolo che copre la verità.

Nella mia battaglia per riaffermarla, una battaglia che si articola in diverse iniziative, anche legali, ho redatto la mappa storica, ideologica, psicologica e geografica del terrorismo e dello stragismo.

Chi sa leggere tra le righe troverà riscontro di quanto scrivo da diversi elementi che emergono, neppur troppo criptici, nel film Munich di Spielberg.

Ho raccolto tutto nel mio Orchestra Rossa, edizioni Avatar, in uscita ai primi di marzo 2020.

Non sarà forse esaustivo perché le indagini - autonome e indipendenti - proseguono indefesse, ma lo ritengo essenziale per capire cosa è accaduto, come e perché.

Non solo per fare storia e per rendere giustizia a chi è stato accusato di delitti mai compiuti, ma per comprendere e controbattere i nuovi terrorismi religiosi che ripercorrono gli stessi format di quel tempo e rispondono alla fin fine alle medesime centrali che operavano allora.

Gabriele Adinolfi

Il libro di Gabriele Adinolfi che racconta delle stragi e della rete del terrorismo internazionale attiva senza soluzione di continuità fin dal 1936. 

294 pagine di testo, 35 di note, 4 indice nomi. Edizioni Avatar.

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La Scintilla numero 36 del 14 febbraio 2020

Germania e Francia utilizzano il proprio istituto pubblico per finanziare imprese e progetti ambientali

UNA BANCA PUBBLICA CONTRO IL MES

In Italia abbiamo quattro banche ad azionariato pubblico, ma nessuna di queste è attualmente impiegata come una vera banca pubblica

Solitamente una azienda in crisi di liquidità cerca un finanziamento per rilanciare la propria attività con un piano strategico. Capita spesso però che questi finanziamenti non vengano perfezionati poiché compromessi dai bilanci e dal "rating" ovvero lo stato di salute dell'azienda. Succede così che chi non ha un buon bilancio in attivo non può accedere al finanziamento e quindi è destinato al fallimento. Nel caso degli stati membri dell'Unione Europea la cosa non cambia. A che serve quindi il MES se lo può utilizzare solamente chi non ne ha bisogno? Inizialmente pure la Germania era contraria a questa assurdità del MES e vi ha aderito solo perché i criteri di accesso ai finanziamenti del MES sono diventati estremamente rigidi, fino al punto da riservare questo strumento ai soli Paesi che stanno rispettando i vincoli del fiscal compact (incluso il rapporto debito pubblico/PIL al 60%...). Una ragione può essere la crisi della Deutche Bank che molti si augurano fallisca ma non è tifando per il suo fallimento che troveremo sollievo finanziario, anzi, più di qualche nostra azienda ne pagherà pesanti conseguenze sia finanziarie che occupazionali. Ecco perché riteniamo che il nemico non siano proprio i politici tedeschi ma casomai i banchieri tedeschi che come quelli italiani o britannici o francesi non hanno il benché minimo senso di appartenenza al proprio Stato se non in una ottica speculativa. Ultimamente è tutto un continuo strillare contro il MES, contro la Germania, contro l'Europa ma proviamo anche a cercare qualche buona alternativa con i mezzi che possiamo avere a nostra disposizione: In Italia abbiamo 4 banche ad azionariato pubblico, Mediocredito Italiano, Carige, MPS e la Cassa Depositi e Prestiti, ma nessuna di queste è attualmente impiegata come una vera banca pubblica. Infatti, se lo fossero, queste banche potrebbero accedere ai finanziamenti della BCE a tasso zero (o addirittura negativo) ed impiegare questa raccolta per finalità produttive. Attualmente, la BCE presta il denaro agli istituti di credito privati ad un tasso intorno allo 0,05%, e questi, una volta ricevuto il prestito della BCE, utilizzano quel denaro per acquistare titoli del debito pubblico, che hanno rendimenti variabili dall'1,50% sui bond decennali italiani fino al 10% per altri titoli di debito; un'operazione definita carry-trading nel gergo bancario, ovvero quando una banca compra massicce quantità di titoli di Stato. Normalmente gli stessi istituti bancari privati riprestano quel denaro - ad un tasso di interesse più alto - alle imprese, costrette ad indebitarsi ad un tasso di interesse più oneroso. L'Italia però potrebbe anche chiedere direttamente il denaro in prestito alla BCE allo 0,05%, con un ingente risparmio per il bilancio dello Stato, e finanziare così il suo stesso debito pubblico, utilizzando questi istituti di credito pubblico per ricomprare i bond emessi dallo Stato italiano ad un tasso di interesse piuttosto basso. Questo tipo di attività condurrebbe ad una riduzione sostanziale dello spread. Uno degli Stati membri che meglio si è servito del principio presente nei trattati europei è la Germania, che quando si tratta di sfruttare i vantaggi derivanti dalle norme europee non rimane certo con le mani in mano. La KfW Bankengruppe è l'istituto bancario pubblico tedesco, partecipato all'80% dalla Repubblica Federale Tedesca e al 20% dai Land. Il Governo tedesco, grazie alla KfW, contabilizza tutta una serie di operazioni che altrimenti andrebbero nel bilancio federale, in questo modo "occulta" una parte consistente del suo debito pubblico. Tramite la KfW, il governo tedesco finanzia le imprese a bassi tassi di interesse, promuove progetti di sviluppo ambientale e la costruzione di infrastrutture, permettendo all'istituto bancario tedesco di finanziare gli istituti pubblici. Grazie all'art.123 del TFUE, la KfW mette in atto quel meccanismo che abbiamo descritto sopra, chiedendo il denaro in prestito alla BCE al tasso dello 0,05%, e offrendo in cambio l'emissione di titoli del debito per garantire quel prestito. Una volta ricevuto il denaro, la banca pubblica provvede ad erogarlo alle banche private tedesche. In questo modo, un'enorme massa di liquidità monetaria riesce ad essere trasmessa al settore privato, senza andare a violare la lettera dei trattati. A questo punto la domanda legittima che ci poniamo è: perché l'Italia non segue l'esempio della Germania visto che possiede ben 4 banche pubbliche? Il compito del governo non è poi così complicato, poiché sarebbe sufficiente partire dall'utilizzo di queste 4 banche, per far loro svolgere le stesse funzioni della KfW tedesca. Piero Puschiavo

LE BANCHE TORNINO AL CREDITO 

È di moda colpevolizzare gli italiani, soprattutto per la bassa crescita economica. Non parliamo poi degli altri vizi nazionali, che ci vedrebbero in fondo a tutte le classifiche di merito, innanzitutto per via dell'evasione fiscale e del familismo amorale, sinonimo politicamente corretto di mafiosità. È ridicolo, è vero, un PIL che cresce dello 0,1% nel 2019 e che aumenterebbe dello 0,4% nel 2020. Ma in realtà la bassa crescita dipende dalle scelte sbagliate di politica economica e finanziaria. Tornare al "BOT People". C'è un punto fondamentale, da correggere: le famiglie italiane pagano le tasse, ma gli interessi sul debito pubblico vengono incassati prevalentemente dal sistema finanziario. Tutto parte dalla politica dell'avanzo primario del bilancio pubblico, ovvero dalla somma prelevata con le imposte che serve a pagare una quota degli interessi sul debito pubblico, che ha un effetto recessivo sull'economia reale. Da quasi trent'anni, lo Stato preleva con le imposte dall'economia reale più risorse di quante non ne spende poi per le retribuzioni dei dipendenti, le pensioni, gli acquisti di beni e servizi e gli investimenti. Invece di avere un moltiplicatore economico positivo, per via delle spese pubbliche finanziate in deficit, abbiamo un demoltiplicatore strutturale. L'avanzo primario mostra una riduzione per il 2019 all'1,3% del PIL e per il 2020 all'1,1%, mentre nel 2021 e 2022 si prevede un aumento all'1,3% e 1,6%. Il deficit di bilancio serve solo a finanziare la restante quota degli interessi, quella che non viene pagata con le imposte. L'economia reale contribuisce, attraverso la spesa per gli interessi sul debito pubblico, ai profitti del sistema finanziario. Poiché il debito pubblico è detenuto da Residenti in Italia per una percentuale che oscilla tra il 70% ed il 75%, mentre la quota complementare è detenuta da Non Residenti, ciò significa che una identica percentuale di interessi va ad arricchire i conti di Banche, Assicurazioni, Fondi Previdenziali e di Investimento che hanno in portafoglio i titoli di Stato italiani. Nel solo periodo 2009-2019, le spese per interessi sul debito pubblico italiano sono state pari a 773 miliardi di euro, mentre il debito è aumentato di 553 miliardi: la differenza, pari a 220 miliardi, è l'avanzo primario accumulato, la quota degli interessi pagata con le imposte. La minaccia dello spread è strumentale: è la clava che viene usata dalla "speculazione" per farsi pagare bei soldoni, ma che fa comodo a tutti i detentori di titoli di Stato italiani. Guardate i conti delle Banche: mentre non danno niente ai correntisti, a cui fanno pagare ogni servizio di pagamento, incassano invece gli interessi sui titoli di Stato. Titoli che comprano, ovviamente, con i depositi dei correntisti. È il caso che le famiglie italiane tornino a comprarsi direttamente i titoli di Stato, incassando loro gli interessi. Se potessero poi pagare le imposte versando titoli al valore nominale, si abbatterebbe lo spread, perché ci sarebbe una forte pressione ad acquistarli. Nel 1996, le famiglie italiane detenevano titoli di Stato italiani per un controvalore di 352 miliardi di euro e depositi bancari per 547 miliardi, su un totale di 1.957 miliardi di attività finanziarie e di 4.473 miliardi di ricchezza netta. Venti anni dopo, nel 2007, le famiglie italiane detenevano titoli obbligazionari complessivi per 314 miliardi e depositi bancari per 1.361 miliardi, su un totale di 4.374 miliardi di attività finanziarie e 9.743 miliardi di ricchezza netta. Nel secondo trimestre di quest'anno, le "famiglie e le istituzioni senza fine di lucro al servizio delle famiglie" detenevano depositi bancari a vista per 981 miliardi di euro ed altri depositi bancari per 441 miliardi. per un totale di 1.422 miliardi di euro. Ma detenevano titoli pubblici per appena 138 miliardi di euro, su un totale di 4.315 miliardi di attività finanziarie. Alla stessa data, le Banche e le altre istituzioni finanziarie e monetarie detenevano titoli pubblici per 778 miliardi, gli Altri Intermediari finanziari per 68 miliardi e le Imprese di Assicurazione ed i Fondi pensione per 319 miliardi. All'estero erano detenuti titoli pubblici per 598 miliardi di euro. Siamo in un sistema di doppia intermediazione: le Banche gestiscono praticamente tutte le risorse liquide delle famiglie che investono in titoli di Stato, considerati impieghi altrettanto liquidi: a fronte di 981 miliardi di depositi a vista delle Famiglie, detengono 778 miliardi di titoli pubblici. Le Banche devono tornare a raccogliere il risparmio e fare credito, non vivere con i proventi del sistema dei pagamenti pagati dai correntisti ed incassare la rendita dei titoli di Stato. La smetterebbero finalmente di frignare, visto che oggi sarebbero loro a "salvare l'Italia comprando il debito pubblico". Le Banche tornino al credito e lascino i titoli di Stato alle Famiglie. Guido Salerno Aletta

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La Scintilla numero 35 del 1 febbraio 2020

Stiamo vivendo un periodo di vera crisi culturale che grava su economia e sistema bancario

CRISI DI IDEE E SOCIETÀ IN DECLINO

Le nostre società sono ormai composite, pluraliste, sciolte e mescolate dal punto di vista culturale, etnico, linguistico, religioso.

Come ha scritto l'ex Governatore della Banca d'Inghilterra, Mervy King, nel suo libro "La fine dell'Alchimia", «questa non è una crisi delle banche o delle politiche, bensì una crisi di idee». Si può quindi far rinascere l'alta cultura di un tempo? Si potranno usare le parole che Charles Dickens usa per raccontare gli anni della rivoluzione francese e quelli immediatamente successivi a quel che fu il Regime del Terrore, per descrivere questa nostra epoca? Il tempo che viviamo, schiacciato tra la rivoluzione tecnologica e il terrore della grande crisi economica, si potrebbe paragonare a quel periodo? Che si tratti di una preoccupante crisi delle idee e, dunque, di crisi della cultura nel senso più ampio, si sta facendo sempre più diffusa e apre così a un problema di portata enorme sulle cui origini e sulle possibili vie d'uscita, al contrario, troppo poco si indaga assecondando la facile vulgata che tutto riconduce alla contrapposizione tra popolo ed élite. Da ricordare, il premio Nobel per la letteratura del 1948 Thomas Eliot, che definì la cultura come una "religione incarnata" e strutturata su una gerarchia di classe indispensabile per creare e conservare la vera e alta cultura. Il suo concetto però non sconfina nella questione economica e politica, ma è declinato in termini culturali quale condivisione di un modo di vivere acquisito attraverso la famiglia di appartenenza, la propria terra, la propria comunità, attraverso l'educazione, le attività del tempo libero, la partecipazione a forme associative su scala ridotta e di carattere personale. La classe offre alla persona il terreno più adatto affinché anche la sua creatività letteraria e artistica possa esprimersi al meglio. Una sorta di habitat naturale dove la mente e il pensiero si apre. Una sana cultura deve essere sostenuta da una gerarchia di classe che realizza se stessa. Il livellamento culturale al quale stiamo vivendo oggi infatti, produce quel tipo di anti-cultura nociva all'intera società. Dunque, per Eliot, una società non religiosa che abbia "privatizzato" la religione relegandola al livello delle vite individuali diventa anti-culturale, allo stesso modo di una società che respinge le istituzioni sociali esistenti e invoca la loro sostituzione diventando così anch'essa anti-cultura. Si sta imponendo un'anti-cultura dell'élite che ignora totalmente la cultura popolare, si compiace nella profanazione del sacro, proponendosi trasgressiva contro la vita ordinaria e, anziché costruire sul passato, lo distrugge deliberatamente, proponendosi senza radici, senza alcuna coesione e continuità sociale, con l'unico collante dato dalla tecnica e dalla managerialità e dal supremo interesse dei "mercati". In questo, e contro questo, contesto andrebbe letto con maggiore attenzione il diffondersi di quelli che, molto sbrigativamente, vengono definiti "POPULISMI". Il populismo infatti, può essere, considerato una reazione ragionevole, seppur inconsapevole, alleato naturale anche del conservatorismo... In ogni caso occorre ridare centralità alla famiglia, alle comunità locali, alle piccole imprese, alle banche locali e del territorio e a tutto ciò che le comunità virtuali, le multinazionali e la grande finanza stanno tentando di distruggere In cambio di questo passo, intellettuali, studiosi, critici, genitori potrebbero e dovrebbero tornare ad assumersi la responsabilità di trasmettere ai giovani la tradizione dell'alta cultura, riconoscendo che i prodotti dell'anti-cultura, propri del più becero progressismo, ovvero il peggior surrogato del comunismo, non sono utili per una società sana ed intelligente. La nostra sfida dunque si schiera contro la globalizzazione poiché determina sempre più una mutazione sostanziale del nostro assetto sociale, economico, politico, culturale, tecnologico in cui si pongono, con evidenza e forza crescenti, diverse sfide. Come semplici cittadini siamo invitati a capire sempre più ciò che succede e non assumere posizioni banali e semplicistiche. Pensiamo, tra gli esempi più importanti e determinanti, all'emergenza emigrazione. Le nostre società sono ormai composite, pluraliste, sciolte e mescolate (melting pot), dal punto di vista culturale, etnico, linguistico, religioso. Volti, lingue, tradizioni, religioni, usanze si incrociano a una velocità impressionante. Ciò è oramai un fenomeno irreversibile. I governanti devono prevedere le emergenze, progettare gli sbocchi concreti e tutelare il bene della comunità attraverso la formazione e preparazione culturale di chi vuole governare. In questo momento non c'è cosa più stupida e dannosa di affrontare i vari problemi che alla base hanno una visione principalmente culturale con lo stesso atteggiamento del tifo da stadio!

FERMENTI CULTURALI DA NON TRADIRE

C'è da alcuni anni un fermento editoriale a destra (usiamo questo termine per semplificazione, sapendo che a qualcuno farà storcere il naso), che a nostro avviso deve essere preso in considerazione, sostenuto, promosso, valorizzato. Tutte esperienze che alla politica possono offrire davvero tanto; riviste cartacee interessanti, di vario taglio e di notevole qualità (Il Primato Nazionale, Storia Rivista, Polaris, Cultura Identità, l'ultima arrivata Il Guastatore, solo per citarne alcune), con diffusione in taluni casi tutt'altro che di nicchia; giovani o relativamente giovani case editrici, coraggiose, dinamiche, prolifiche (Ferrogallico, Eclettica, Passaggio al Bosco, Idrovolante, Altaforte, Oaks, Aga, Fergen e via elencando), che vanno ad affiancare altre case storiche come Settimo Sigillo, Edizioni Ar, Ritter, Controcorrente; tante iniziative di varia natura (siti d'informazione, approfondimento, confronto e dibattito, think tank, centri studi, etc.) presenti sulla rete, come per esempio noreporter.org, barbadillo.it, destra.it, orwell.live, progettoprometeo.it, nazionefutura.it, e tante altre (di cui noi non necessariamente sposiamo contenuti, posizioni e prospettive, ma qui preme evidenziare appunto un fermento, da cui potenzialmente possono scaturire convergenze, collaborazioni, sinergie, sintesi). Una conferma che smentisce presunti luoghi comuni come quello che in certi ambiti politici non c'è - e non si fa - cultura, come se si trattasse di un deserto, di una landa desolata con rarissime e comunque confinate eccezioni: una falsità a cui solo gli idioti possono credere, e che solo i mistificatori interessati e i disinformatori di professione possono sostenere (anche del rapporto tra fascismo e cultura si sostenne, e si sostiene ancora, una simile scemenza, che collide con le evidenze e le eredità storiche); una falsità che purtroppo talvolta viene condivisa anche dall'interno del nostro mondo... Vi è invece oggi una crescente vivacità, una ricerca di sintesi, una spinta alla circolazione di idee, di contributi teorici, di analisi e proposte che testimoniano esattamente il contrario. È nostra ferma convinzione che l'identità culturale di questo pur variegato mondo, con le sue specifiche visioni, vada sostenuta, rilanciata, affermata, pensata ed elaborata sì, ma non tradita, non metabolizzata e digerita da mefitiche paludi, come successe in un recente passato segnato da contingenze favorevoli in termini di successo elettorale per un certo ambiente politico, che poi però tradì speranze, potenzialità, energie, capacità a vantaggio di una "proposta culturale" spesso appaltata a personaggi formatisi nel segno di ideologie nemiche, con tutte le ricadute negative del caso. Non dimentichiamo, ma non vogliamo vivere col torcicollo. Guardiamo avanti. Ora viviamo un altro momento apparentemente favorevole in termine di consenso, di crescita di istanze e sigle di quello che qui vogliamo definire, sempre per semplificazione, "il nostro mondo politico". Non si sprechi ancora un'occasione! Al di là delle appartenenze e dei percorsi, si faccia tesoro del ruolo imprescindibile che la cultura svolge per la Politica (quella con la maiuscola) e, nello specifico, dell'inestimabile lavoro che svolgono le tante realtà che, controcorrente e tra mille difficoltà, ma senza venir meno all'adagio di "non aver paura di avere coraggio", tengono alta la bandiera della nostra cultura politica, storica, sociale e identitaria. Nel nostro piccolo, con umiltà, cerchiamo di offrire un contributo di conoscenza e divulgazione. Seminiamo alacremente nella fiducia di un futuro raccolto. Circolo Librario Ardente

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La Scintilla numero 34 del 17 gennaio 2020

108 capi di imputazione per chi ha sottratto bambini alle famiglie per motivi ideologici, economici o sessuali

CASO BIBBIANO: 

CHIUSE LE INDAGINI

Pubblicati i risultati da parte della Procura di Reggio Emilia sull'inchiesta "Angeli e Demoni". Gli indagati sono 26 tra cui il Sindaco

Se qualcuno pensava che il "caso Bibbiano" fosse solo uno slogan (come detto dal portavoce delle sardine), oppure solo un "raffreddore" (come ipotizzato dalla Commissione regionale) o magari una deprecabile "congiura politica" (come sostenuto da Graziano Del Rio e da tutti i vertici del Pd)... ecco che è arrivata, martedì 14 gennaio, una voce che zittisce tutti.

Infatti, sono ben 26 le persone indagate di cui potrà essere richiesto il rinvio a giudizio e, tra esse, figura anche il sindaco Pd di Bibbiano accusato di falso e di abuso d'ufficio. Le imputazioni contestate sono salite da 102 a 108 e si va dal peculato alle lesioni dolose gravissime, dalla violenza privata alla falsa perizia; dal depistaggio ai maltrattamenti in famiglia; dalla frode processuale alla truffa aggravata... Solo le posizioni di 4 indagati sono state stralciate, mentre per un'altra persona (che ha denunciato i soprusi) è stata accolta la richiesta di patteggiamento.

Come spiegato dal procuratore, adesso «si apre una fase in contraddittorio con gli indagati e i loro difensori che potranno esercitare i diritti previsti dall'articolo 415 bis Cpp nel termine di 20 giorni». Significa che, entro la prima settimana di febbraio, la Pm titolare dell'indagine, valutati gli eventuali elementi nuovi prodotti dagli indagati, deciderà le richieste di rinvio a giudizio.

L'informazione nazionale ha cercato in tutti i modi di minimizzare la notizia dando interpretazioni distorte. Già, poco dopo la notizia pubblica, era divertente (o tragico) ascoltare i commenti dei Tg. In alcuni casi anche la persona più colta, attenta e informata non avrebbe capito nulla, perché si è cercato di confondere l'unica e semplice verità.

Siamo, però, curiosi di ascoltare (se ci saranno) i commenti delle sardine, della Commissione regionale, di Zingaretti, di Del Rio e di tanti esponenti del Pd che, ancora ieri, esultavano perché erano stati revocati gli arresti domiciliari del "loro" sindaco (non poteva reiterare il reato né inquinare le prove). Adesso esulteranno un po' meno, anche se faranno di tutto per disinformare gli italiani.
Per loro Bibbiano resta una "ferita" aperta, per noi una battaglia di civiltà. Testo di Federico Gennaccari

108 CAPI D'IMPUTAZIONE PER BIBBIANO

I reati contestati sono, a vario titolo, peculato d'uso, abuso d'ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l'altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Il Fatto Quotidiano spiega: Le indagini sono state coordinate dalla pm Valentina Salvi e dal procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, esplodono il 27 giugno. Secondo l'accusa i bambini sono stati tolti alle famiglie dopo aver raccontato violenze sessuali e psicologiche inventate. Anzi inculcate per guadagnarci sopra. Un'organizzazione che, per i pm, faceva girare centinaia di migliaia di euro, equamente spartiti a seconda del ruolo. Bastava un accesso al pronto soccorso o la chiacchiera di un bimbo a un'insegnante, oppure una qualsiasi segnalazione, anche labile, di un abuso sessuale per procedere all'allontanamento del minore dalla famiglia, attraverso una relazione falsa che assume per certo la violenza con l'immediato invio del minore alla struttura pubblica. Qui ai piccoli veniva inculcata "la verità"da parte di professionisti riconducibili all'associazione "Hansel & Gretel"di Moncalieri (Torino). Tra gli indagati anche la psicoterapeuta: in un caso prometteva "benessere"e"vantaggi"a una bambina se avesse svuotato gli "scatoloni" dei suoi ricordi, cioè accusato il papà. 

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La Scintilla numero 33 del 3 gennaio 2020

In Canada è legale da circa un anno ma i dati emersi smontano qualsiasi tesi positiva

LEGALE LA COLTIVAZIONE DI DROGA

Anche la comunità di San Patrignano contro la scellerata decisione del Governo nonostante i diritti sull'infanzia

In attesa che vengano rese pubbliche le motivazioni della pronuncia del 19 Dicembre con cui le Sezioni Unite Penali della Cassazione hanno giudicato lecita la coltivazione domestica di cannabis, esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per le eventuali conseguenze che, da questa decisione, si potrebbero riverberare negativamente sul nostro sistema sociale, già duramente colpito da una comprovata emergenza educativa così come più volte ricordato anche da Papa Francesco.

Infatti, coltivare lecitamente in ambiente domestico una sostanza stupefacente inciderà negativamente sull'educazione dei minori che cresceranno, sempre di più, nella convinzione che l'utilizzo di cannabis sia innocuo e socialmente condiviso nello strisciante e progressivo percorso verso la legalizzazione che da anni è ormai in corso nel nostro Paese.

Tutto ciò quando le evidenze scientifiche hanno ormai ampiamente dimostrato le conseguenze negative sulla salute della popolazione e, in particolare, sullo sviluppo cerebrale in età evolutiva. Mentre i Tribunali dei Minori continueranno ad emettere sentenze di allontanamento di adolescenti da genitori tossicodipendenti a causa della loro incapacità educativa, il ramo superiore della Magistratura ritiene invece lecito che un genitore coltivi e consumi una sostanza stupefacente in casa in presenza dei propri figli. Desideriamo ricordare la Convenzione sui diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176.

In particolare l'art. 33 recita testualmente: "gli Stati adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l'uso illecito di sostanze stupefacenti e di sostanze psicotrope, così come definite dalle Convenzioni internazionali pertinenti e per impedire che siano utilizzati fanciulli per la produzione e il traffico illecito di queste sostanze". Vogliamo infine ricordare i continui casi di intossicazione di minori che ingeriscono sostanze stupefacenti di ogni genere detenute in casa (frequentemente anche cannabis), nonché la esponenziale crescita di casi di accesso al pronto soccorso di adolescenti colpiti da attacchi di panico e ansia provocati dal consumo di cannabis, continuamente denunciati da autorevoli esponenti della neuropsichiatria. Confidiamo in quella parte delle Istituzioni e del Paese in cui prevalgano ancora i valori e i principi alla base di una corretta educazione che possa garantire agli adolescenti e a tutti noi di crescere e vivere in una società libera dalla droga e da tutte le forme di dipendenza.

Fonte: sanpatrignato.org

DAL CANADA LEGALIZZATORE, CATTIVE NOTIZIE

A un anno dalla legalizzazione della sostanza in Canada, i dati che emergono smontano la tesi per cui il mercato legale destruttura quello illegale. Al contrario, oltre metà dei consumatori canadesi continua a preferire i circuiti del nero.

Il 17 ottobre 2018,il Canada legalizzava la cannabis per uso ricreativo. A un anno di distanza, escono i primi dati.

Tra ottobre 2018 e marzo 2019, lasso di tempo in cui le cifre sono stabilizzate, lo Stato canadese ha raccolto oltre 127 milioni di euro dalla vendita della sostanza nel circuito legale. Anche se mancano alla rendicontazione gli ultimi mesi dell'anno, le proiezioni sembrano ben distanti da quel miliardo di dollari canadesi, corrispondenti a circa 700 milioni di euro, che il l'erario puntava a incassare. Le ragioni? Per André Lamoureux, professore di scienze politiche all'Université du Québec à Montréal, intervistato da Alternative Economiques, la prima è la fretta: «Justin Trudeau si è lanciato in un'avventura per compiacere l'elettorato giovane e apparire "figo". Ma i fornitori non erano pronti a soddisfare la domanda".

SUSSIDIARIETA' ILLEGALE

Conseguenza? Un mutamento strutturale del mercato nero. Mercato nero che non scompare, ma diventa complementare a quello illegale. Come nel caso del gioco d'azzardo, l'illegale è funzionale al legale e viceversa.

Certamente, la possibilità di acquistare cannabis terapeutica sul mercato legale ha ridotto la richiesta su quello illegale. Ma ha anche innescato una concorrenza sui prezzi, che sul mercato nero sono calati vistosamente e, in previsione, potranno portare vistosi vantaggi competitivi e alte marginalità agli operatori illegali.

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La Scintilla numero 32 del 20  dicembre 2019

Grazie a questo Governo, abbiamo un'organizzazione criminale che ha trasferito in Italia decine di migliaia di propri soldati

L'ITALIA ORAMAI FUORI CONTROLLO 

Fino al 2013, anno del golpe PD al governo, i nigeriani non erano nemmeno tra le prime dieci nazionalità d'ingresso.

Stiamo creando piccole enclave fuori controllo sul territorio italiano "grazie" al delirante e criminale progetto targato PD,M5S,Vati-cano e Unione Europea di "ripopolamento" della penisola. Uno scenario già presente in Francia, dove esistono zone letteralmente impenetrabili se non dall'esercito in pieno assetto da guerra. Verrà il giorno in cui la guerriglia deflagrerà anche da noi e allora saranno dolori, anche perché a forza di "buonismo" la gente è completamente impreparata ad affrontare contesti del genere. Sarebbe quindi intelligente pensarci prima che la situazione arrivi a un momento di non ritorno.

Fino al 2013, anno in cui il PD ha preso in mano il governo da solo con un golpe di palazzo, i nigeriani non erano nemmeno tra le prime dieci nazionalità d'ingresso.

Poi il boom. In un crescendo che ne ha portati nel 2017 quasi 50 mila in un solo anno, come se volessero accelerare questo trasferimento in vista dell'arrivo di un nuovo governo. Ma nessuna procura si è mai sognata d'indagare su tutto ciò.

Detto più chiaramente, qui abbiamo un'organizzazione criminale che ha trasferito in Italia decine di migliaia di propri soldati, dall'altra parte abbiamo un governo che organizza da anni una sorta di servizio taxi dalla Libia all'Italia, a cui poi si è unito per tempo quello privato delle ONG pagate e sostenute da figure ormai ben note a tutti. La guerra non è in Africa ma si sta spostando nelle nostre città dove sono stati deportati da mafia e Stato centinaia di migliaia di sbandati pronti a tutto.

Bisogna mettersi in testa che è ora di farvi fronte prima che sia troppo tardi...


LE MAFIE AFRICANE  NATE DAL POLITICAMENTE CORRETTO

Bisogna essere davvero grati agli accoglitori professionali di Caritas, PD, CGIL, Vaticano e tutta la masnada di utili idioti dei centri sociali e associazionismo vario per aver permesso di radicarsi sull'intera penisola, nel giro di pochissimi anni, della più grande concentrazione di malavita organizzata dal continente africano. Parliamo ovviamente della mafia nigeriana, "la più forte" tra le organizzazioni criminali straniere che operano sul nostro territorio: così l'ha definita la scorsa settimana il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho.

Una piovra che possiede "articolazioni in quasi tutte le regioni italiane e in ogni Paese del Vecchio Continente", oltre a poter contare su "una base molto forte nel proprio Paese d'origine".

Un'unica "cupola" coordina le operazioni sui singoli territori occupandosi di droga, prostituzione, traffico di organi, immigrazione clandestina, racket commerciale, smercio d'armi, proventi dell'accattonaggio di strada, etc. etc. La rete presente in Libia organizza la traversata sui barconi in sinergia con le diverse ONG disseminate nel Mediterraneo, mentre i sodali che operano sul territorio italiano provvedono a fornire i documenti e a sistemarli abusivamente nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. Poi da lì in avanti provvede l'organizzazione per distribuirli su tutti i "mandamenti" della penisola, con particolare riguardo per quelle aree amministrate dal PD che hanno fatto dell'immigrazione clandestina un dogma politico programmatico.

Tanto che se qualcuno prova a sollevare il velo su questa mafia spietata cresciuta come un fungo sotto i nostri occhi, come dovrebbe essere del tutto normale, lanciano subito anatemi di "razzismo" e "fascismo" per bloccare sul nascere ogni possibile indagine o discussione. E finora, bisogna ammetterlo, sono riusciti nel loro intento criminale grazie alla dabbenaggine e passività di larghe fette della popolazione italiana.

Secondo i dati della Banca d'Italia le rimesse verso la Nigeria sono raddoppiate dal 2016 al 2018, anche e soprattutto grazie ai proventi delle attività illecite.

Si parla di cifre da capogiro: 74 milioni di euro trasferiti soltanto lo scorso anno attraverso money transfer o hawala, il sistema fiduciario di trasferimento di valori diffuso in Medio Oriente e Nordafrica, senza parlare poi di tutti gli altri canali "illegali" su cui non vi è alcuna capacità d'intervento. È un quadro sconcertante ma, secondo il politicamente corretto, non ci resta che ripetere tutti insieme il seguente mantra: "Gli immigrati ci pagheranno le pensioni!", e così grazie a questa cantilena ripetuta senza posa siamo tutti felici e sedati...

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La Scintilla numero 31 del 13 dicembre 2019

Attribuire all'uomo i cambiamenti climatici in atto, significa non aver capito nulla...come la Cop25

MITI E PROTESTE CONTRO NATURA

Gianfranco Ruggiero del Circolo Cuturale "Excalibur" spiega le insensate proteste pseudo ecologiste da avanspettacolo

Protestare contro i cambiamenti climatici, che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, è come contestare i temporali. Sono fenomeni che fanno parte delle dinamiche della natura, alcuni sono ciclici e prevedibili come le stagioni, altri sono improvvisi e imponderabili come i terremoti. Eventi che dipendono da un'enorme quantità di fattori in continua modificazione, che nessun modello matematico è in grado di elaborare.

L'isteria collettiva mette sul banco degli imputati i cosiddetti gas serra e principalmente la CO2, accusata di essere la causa primaria del surriscaldamento del pianeta. L'anidride carbonica è invece fonte di vita: è indispensabile per le piante che la trasformano in ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana. Senza la CO2 non ci sarebbe alcuna forma di vita sulla terra. Per compensare l'aumento dell'anidride carbonica - che comunque va contenuto - basterebbe incrementare la quantità di alberi e di superfice verde.

L'aria che respiriamo è costituita per l'78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di altri gas, dove la CO2 è presente per lo 0,03%. Un eventuale aumento della concentrazione di anidride carbonica quale incidenza può avere nei cambiamenti climatici in atto? Praticamente nulla.

Questo, chiaramente, non significa che non va contrastato l'inquinamento dell'aria causato dalle attività umane (industria, riscaldamento, auto). Tutt'altro.

Il nostro pianeta è un circuito chiuso dove tutto si trasforma, nulla si crea e nulla si distrugge (legge della conservazione della massa, Lavoisier). La quantità di energia prodotta è sempre uguale a quella consumata... se non intervengono fattori esterni. L'aumento o la diminuzione della temperatura media della superfice terrestre dipende da due condizioni: il sottosuolo, costituito dalla lava che fuoriesce attraverso i vulcani, e l'irradiazione del sole. E' sufficiente un aumento delle attività vulcaniche di superficie e/o sotto gli oceani (la terra galleggia su un mare di magma incandescente) o un impercettibile scostamento dell'inclinazione del sole rispetto alla terra per determinare i cosiddetti cambiamenti climatici. La terra, da quando è nata, circa quattro miliardi di anni fa, ha subito ben quattro glaciazioni (l'ultima, quella di Würm è avvenuta 100 mila anni fa), e tra una glaciazione e l'altra il clima e la temperatura della superficie terrestre si sono ovviamente modificati. Questi cambiamenti sono avvenuti a volte in maniera graduale e quasi impercettibile, considerato il lungo lasso di tempo in cui sono avvenuti, e altre volte in modo repentino, come avvenne 15 mila anni con l'interstadio di Allerod che portò all'improvviso scioglimento dei ghiacciai alpini.

Pretendere che il clima sia perennemente stabile e immutabile e attribuire all'uomo il cambiamento in atto, significa non aver capito nulla di come funziona la natura. G.R.

Numero 30 del 7 dicembre 2019 

Ritorna La Scintilla 

Ritorna il "nostro" periodico di informazione scomoda

In un mondo che pullula di social network, dove le ore passate in rete sono in continuo aumento, anche il tempo sembra non essere più lo stesso. Sembra essere divenuto un macabro algoritmo che ci vuole sempre più veloci, come se la vita dovesse essere scandita da un nastro trasportatore. Ed ecco che nascono negozi che vendono cibo "take away" regolati da decine di telecamere, che ci permettono di prendere cibo pronto e impacchettato in vaschette e uscire dal negozio senza nemmeno pagare un euro. No, non è gratuito. Le telecamere sparse per tutto il negozio, hanno visto cosa abbiamo preso e lo hanno registrato, scalando il totale dalla nostra carta di credito. Il tutto scaricando un'applicazione dal cellulare.

I tempi in cui entravamo nella bottega del salumiere e, mentre ci imbottiva un bel panino col prosciutto, ci faceva assaggiare quel formaggio fatto in alpeggio, sembrano essere lontanissimi.
Il pane e il giornale erano le commissioni quotidiane dei nostri nonni.

Quell'odore inconfondibile della carta stampata e quello del salumiere di fiducia sono stati rimpiazzati dal sushi take away e dalle pubblicazioni online, dove chiunque scrive qualsiasi cosa, attendibile o meno e servita nell'immediato all'uomo moderno che spesso sembra un pesce fuor d'acqua, lontano da quei tempi forse arretrati ma autentici, reali.

Non a caso uno dei disturbi più frequenti di oggi è la cervicale ed è provato da osteopati e specialisti che è spesso causata dalla postura di chi guarda troppo il cellulare per trovare notizie spesso inesatte ma volte ad un'omologazione del pensiero comune a dir poco preoccupante. Interrogarsi sulla veridicità di un fatto non è contemplato in questa società satura di black fridays e cibi pronti. Indagare, ricercare voci fuori dal coro non fa più parte di questo frenetico sentire comune.

Per questo abbiamo voluto girare pagina e riproporre la pubblicazione di questo foglio, con il preciso intento di far conoscere il nostro pensiero con maggiore diffusione anche cartacea.
Riteniamo che una lettura anche rapida e veloce su di un semplice foglio di carta possa essere incisiva.

Scripta manent dicevano i latini, la connessione mica sempre. Abbiamo pensato di offrire ai nostri lettori degli spunti di riflessione da toccare con mano, senza dover mettere "mi piace".

Non abbiamo la pretesa di porci come strumento di informazione ma, in mezzo ad una miriade di false notizie, vogliamo essere una via di fuga dal pensiero pre-confezionato del web.

Molte testate giornalistiche offrono oltre al cartaceo una loro versione online, spesso per essere in contemporanea con l'accadimento dei fatti.
Non è questo il nostro caso.

Il ritorno de la Scintilla, di questo volantino, si rivolge a chiunque desideri aprire una parentesi in antitesi al politicamente corretto, liberamente, senza che nessuno ci blocchi o ci metta il bavaglio. Emma Stephan

TANTO PER ESSERE CHARI

Certi loschi figuri sono geneticamente incapaci di sostenere il vero, ma sono delle fake news viventi:

  • - l'attentato contro il writer antifascista Cibo era un petardo e non una bomba carta come da lui asserito e denunciato con ben una settimana di ritardo rispetto all'ipotetica data in cui sarebbe avvenuto;
  • - l'attentato incendiario alla Pecora Elettrica è di matrice immigrata per "nobili" questioni di spaccio, nulla a che vedere con aggressioni fasciste;
  • - gli insulti e gli attacchi subiti dalla neo scortata senatrice a vita che ha dato nome alla commissione contro l'odio, non erano 200 al giorno, ma meno di 200 all'anno, ma servivano a rilanciare la proposta di proporla come Presidente della Repubblica;
  • - gli ululati a Balotelli li ha sentiti solo lui, erano al massimo qualche decina su uno stadio da svariate decine di migliaia di persone, ma servivano di contorno per focalizzare l'attenzione del popolino sull'allarme razzismo ciclicamente in crescita in Italia e a sua volta al testimonial numero 1 dell'integrazione per antonomasia, per richiedere per ragioni politiche la nomination per il pallone d'oro e il suo ritorno in nazionale.

Tutto questo in 10 soli giorni!

Produttori seriali di notizie false e faziose...ma si sa, chi sulla menzogna ha costruito la propria identità, non può staccarsi dal substrato culturale che lo ha generato! Giordano Caracino